Tutti noi siamo rimasti sgomenti alla vista delle violenze che ieri hanno messo a ferro e fuoco Roma. La scena che più mi è rimasta in mente è stata quella del rogo appiccato al veicolo dei Carabinieri, con la scritta "ACAB" (All Cops Are Bastards) e "Carlo Vive".
Ma come si fa a rivendicare un atto nel nome di un ragazzo morto per i propri ideali, che desiderava manifestare, non distruggere? Come è possibile che poche decine di persone rovinino una manifestazione pacifica con atti di violenza che nulla hanno di inerente con la protesta?
La verità è che queste persone non hanno nulla a che vedere con la libera espressione degli uomini; aspettano solo una grande manifestazione per insinuarsi nella stessa e scatenare le violenze, gettando discredito su tutto il movimento pacifico.
Queste persone non vogliono democrazia (lo dicono loro stessi, scrivendo graffiti con la A di anarchia su ogni cosa che incontrano): se fossero persone con un minimo senso dello stato non incendierebbero strumenti della forza pubblica, che è alle manifestazioni proprio per assicurare la quiete della stessa. Le forze dell'ordine non sono "contro" (forse molti di loro se fossero fuori servizio aderirebbero alle manifestazioni...), ma semplicemente si comportano come inviati dello Stato, con un compito di vigilanza.
Allora non basta dissociarsi dai vandali che recano vilipendio ad un intero movimento: bisogna aumentare la guardia in modo che essi non possano operare.
Poi ovviamente ogni governo lucra su questi fatti storpiandoli a piacimento: una volta si dice che "la sinistra" è un covo di violenti e devastatori, l'altra che la polizia ha efficacemente fronteggiato gli atti di teppismo (danni per milioni di euro...). Questi slogan sbandierati dalla classe politica sono tutti falsi; dobbiamo guardare la situazione per quella che è: una manifestazione rovinata da pohe centinaia di cretini, con la forza pubblica che non è riuscita ad intervenire tempestivamente.
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domenica 16 ottobre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Breve storia dei Druidi
| Due druidi in una rappresentazione ottocentesca |
Formalmente questo gruppo di persone è una casta di sacerdoti, ma fino a che punto questa definizione è corretta? Non è facile per l'occidentale moderno capire quanto la religione possa influenzare la vita sociale delle antiche popolazioni (e ancora sotto certi aspetti nell'Islam, dove i precetti religiosi sono legge per la comunità), ma sforziamoci di capire che ruoli ricoprivano i Druidi, guardando il loro operato in modo unitario.
Questi uomini erano prevalentemente (adottando la "forzatura" di attribuirgli una funzione attuale):
- Uomini Religiosi - Officiavano a riti pubblici e privati, presentandosi come intermediari fra uomini e dei, attraverso preghiere, riti e formule che non ci sono pevenuti in forma scritta (avevano una forte tradizione orale, ma non usavano la forma scritta nell'ambito religioso);
- Educatori - Iniziavano numerosi giovani alla pratica druidica, spesso incoraggiata dai genitori a causa dei numerosi vantaggi che comportava in ambito economico e sociale (la casta era esentata dal servizio militare e dal pagamento delle tasse). Si trattava di una trasmissione orale delle scienze, dedicandosi in particolare allo studio degli astri;
- Giudici - Risolvono o tentano di mediare le contese fra tribù, sfruttando il rispetto di cui godono a loro vantaggio. Inoltre sono anche giudici dei conflitti interni ai clan, rappresentando l'autorità divina.
Attualmente è in atto un "revival" di religioni druidiche, per niente aderenti all'originale, anche perchè le informazioni sono scarsissime (prevalentemente legate ai Commentarii cesariani).
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